Trib. Pordenone, 17 marzo 2017. Per la trascrizione dell’accordo di negoziazione assistita in materia familiare non è necessaria l’autenticazione delle sottoscrizioni delle parti

Di Silvia Izzo -

T. Pordenone 17 marzo 2017

Con decreto del 17 marzo 2017, il Tribunale di Pordenone ha ordinato la trascrizione nei registri immobiliari di un accordo di negoziazione assistita in materia di separazione personale che contemplava, tra l’altro, la cessione della quota di proprietà di un immobile da un coniuge all’altro. Il conservatore dei registri immobiliari aveva rifiutato l’adempimento in mancanza dell’autenticazione pubblica delle sottoscrizioni prescritta dall’art. 5, comma 3 del d.l. n. 132/2014, che pure al precedente comma prevede – senza ritenerlo sufficiente allo scopo – che gli avvocati che assistono le parti certifichino l’autografia delle sottoscrizioni medesime.

Ad avviso del Tribunale la soluzione offerta discende dalla disciplina dell’accordo di negoziazione in materia familiare e dal suo inquadramento «nel più ampio compendio relativo alla natura, alla struttura e formazione degli atti oggetto di trascrizione».

Sotto il primo profilo, l’accordo di negoziazione assistita «per le soluzioni consensuali di separazione personale, di cessazione degli effetti civili o di scioglimento del matrimonio, di modifica delle condizioni di separazione o di divorzio» riceve compiuta disciplina nell’art. 6 del d.l. n. 132/2014, norma che, proprio «per la delicatezza dei diritti, degli interessi coinvolti e degli effetti inferiti», impone la presenza di un avvocato per parte e subordina l’efficacia dell’accordo al nulla osta o all’autorizzazione del P.M. ovvero del Presidente del Tribunale (comma 2). Ai sensi del successivo comma 3, perfezionati tali adempimenti, la soluzione consensuale raggiunta in forza della convenzione di negoziazione «produce gli effetti e tiene luogo» dei corrispondenti provvedimenti giudiziari. Ne consegue, ad avviso del Tribunale adito, che, al pari di questi ultimi, l’accordo che contempli vicende traslative, costitutive o modificative di diritti reali immobiliari non necessiti di autenticazione notarile ai fini della trascrizione nei pubblici registri.

La conclusione, proseguono i giudici friulani, non è stravagante rispetto al sistema complessivo che ben conosce provvedimenti diversi dalla sentenza non sottoposti alla formalità in parola. E’ il caso del decreto di trasferimento del bene espropriato, ex art. 586 c.p.c., o dell’ordinanza che dichiara esecutivo il progetto divisionale, prevista dall’art. 789 c.p.c. e, ancora e soprattutto, è il caso del lodo arbitrale. Quest’ultimo, equipollente alla sentenza fin dall’ultima trascrizione (824-bis), diviene, con l’omologazione giudiziale, oltre che esecutorio, trascrivibile e annotabile nei pubblici registri senza necessità di autenticazione; nè d’altronde l’intervento del giudice ex art. 825 può assumere o surrogare tale funzione, risultando finalizzato alla verifica della regolarità formale del decisum arbitrale analogamente a quanto avviene all’accordo di negoziazione sottoposto ad una verifica di «contenuto».

Nel contesto normativo così ricostruito, concludono i giudici, imporre la formalità della successiva autenticazione comporterebbe «la vanificazione» del disposto normativo e degli obiettivi di efficienza e funzionalità del sistema civile enunciati nel preambolo del testo istitutivo, nonché un «irriducibile contrasto con i canoni costituzionali di coerenza e ragionevolezza».