La nuova disciplina del procedimento per la decisione in camera di consiglio sull’inammissibilità o sulla manifesta fondatezza-infondatezza del ricorso per cassazione è costituzionalmente legittima.

Di Silvia Rusciano -

Cass., ord. 10 gennaio 2017, n. 395

Con l’ordinanza n. 395 depositata il 10 gennaio, la c.d. Sezione filtro (VI sezione civile) della Corte di Cassazione ha escluso – per manifesta infondatezza – il contrasto del vigente art. 380-bis c.p.c. con l’art. 24 Cost., denunciato dal ricorrente – con la memoria depositata in prossimità dell’adunanza in camera di consiglio.

L’art. 380-bis cit., originariamente inserito dall’art. 10, D.Lgs. 02.02.2006, n. 40 (con decorrenza dal 02.03.2006), poi sostituito dall’art. 47, L. 18.06.2009, n. 69 (con decorrenza dal 04.07.2009), poi modificato dall’art. 75, comma 1, D.L. 21.06.2013, n. 69 (con decorrenza dal 22.06.2013), è stato da ultimo nuovamente sostituito dall’art. 1-bis, D.L. 31.08.2016, n. 168, così come inserito dall’allegato alla legge di conversione L. 25.10.2016, n. 197 con decorrenza dal 30.10.2016 e con applicazione ai ricorsi depositati successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del suddetto decreto, nonché a quelli già depositati alla medesima data per i quali non è stata fissata udienza o adunanza in camera di consiglio.

La norma – nell’ottica del ricorrente – nell’escludere la pubblica udienza limita eccessivamente il diritto di difesa delle parti, anche per la “difficoltà tecnica” di replicare alla proposta del relatore.

La risposta del Giudice della nomofilachia chiude le porte ad un intervento della Corte costituzionale, giacché: a) il legislatore del 2016 ha inteso rispondere a pressanti esigenze di semplificazione, accelerazione e deflazione del contenzioso, in attuazione del principio della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost. e art. 6 CEDU); b) il giudizio di legittimità è, perciò, stato modulato in ragione del grado di nomofilachia, riservando alle cause prive di siffatto connotato il procedimento camerale “non partecipato”; c) il principio di pubblicità dell’udienza non ha carattere assoluto, ma può essere derogato in presenza di obiettive e razionali ragioni giustificative; d) a fronte della pubblicità del giudizio assicurata in prima e seconda istanza, nella fase di legittimità per ricorsi inammissibili, non manifestamente fondati o infondati, ossia impugnazioni non veicolanti una questione giuridica di rilevanza nomofilattica risulta consentanea la decisione resa con ordinanza all’esito dell’adunanza camerale; e) anche  nel procedimento non partecipato vi è lo spazio necessario per garantire l’attuazione del principio del contraddittorio, tramite la trattazione scritta, ovvero la facoltà delle parti di presentare memorie; f) l’interlocuzione scritta mediante la quale si attua il contraddittorio è l’esito di un bilanciamento di interessi operato discrezionalmente dal legislatore, tra le esigenze del diritto di difesa e quelle di speditezza e concentrazione in funzione della ragionevole durata del processo.

In particolare, il provvedimento in esame si segnala per avere chiarito che laddove la Corte intenda porre a fondamento della decisione una questione ancora rilevabile di ufficio, il disposto dell’art. 380-bis c.p.c. non inibisce il ripristino dell’interlocuzione delle parti, secondo il paradigma dell’art. 384, co. 3, c.p.c. per il deposito di osservazioni scritte sulla medesima questione.