Cartella di pagamento non impugnata e actio iudicati

La scadenza del termine - pacificamente perentorio - per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, D. Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l'effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche l'effetto della c.d. "conversione" del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale secondo l’art. 3, commi 9 e 10, L. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell'art. 2953 c.c.

Di Ignazio Zingales -

Cass., Sez. Un., 17 novembre 2016, n. 23397

Con la pronunzia n. 23397/2016, le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno escluso che l’art. 2953 cod. civ. (secondo cui: «I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni») possa trovare applicazione in caso di mancata impugnazione – con l’opposizione di cui all’art. 24, comma 5, D. Lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 – della cartella di pagamento per crediti di natura previdenziale («e lo stesso», ha osservato la Corte, «vale per l’avviso di addebito dell’INPS»).

Ad avviso della Suprema Corte, la mancata impugnazione (attraverso l’opposizione) della cartella produce l’effetto della irretrattabilità del credito contributivo (e, ovviamente, la perentorietà del termine previsto per l’opposizione non potrà essere elusa attraverso l’esperimento di una azione di accertamento negativo del credito previdenziale fondata su ragioni di merito che avrebbero dovuto essere dedotte con detta opposizione), ma non è idonea a determinare anche l’effetto della “conversione” del termine di prescrizione quinquennale (proprio dei crediti previdenziali de quibus) in quello decennale previsto dall’art. 2953 cod. civ. per l’actio iudicati. Conclusione, questa, a cui, secondo la Corte, può approdarsi anche con riferimento a «tutti gli atti – comunque denominati – di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva…di crediti relativi ad entrate dello Stato, tributarie ed extratributarie, nonché di crediti delle Regioni, delle Province, dei Comuni e degli altri Enti locali nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative e così via. Con la conseguenza che, qualora per i relativi crediti sia prevista una prescrizione (sostanziale) più breve di quella ordinaria, la sola scadenza del termine concesso al debitore per proporre l’opposizione non consente di fare applicazione dell’art. 2953 c.c., tranne che in presenza di un titolo giudiziale divenuto definitivo».

Nella ricostruzione del giudice di legittimità, la soluzione offerta si giustificherebbe tenuto conto: a) della circostanza che “sia la cartella di pagamento sia gli altri titoli che legittimano la riscossione coattiva di crediti dell’Erario e/o degli Enti previdenziali e così via sono atti amministrativi privi dell’attitudine ad acquistare efficacia di giudicato”; b) “della necessità che vi sia un atto giurisdizionale divenuto cosa giudicata, ai fini dell’applicabilità della conversione del termine prescrizionale ai sensi dell’art. 2953 cod. civ.”; c) del fatto che il regime della prescrizione è “di stretta osservanza ed è insuscettibile d’interpretazione analogica”; d) della circostanza che la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale contrasterebbe con quella che è la ratio – vale a dire: garantire la possibilità di una “rapida riscossione” del credito – della perentorietà del termine previsto per l’opposizione a cartella.